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C'era una volta un paese lontano, nel quale abitava una famiglia, e in questa famiglia la madre stava attendendo l'arrivo di un figlio, il primo. E' inutile dire che la felicità in quella piccola famiglia era al massimo livello. Finalmente, puntuale come un orologio a cucù, nacque Michele, un maschietto sano e bello. Michele, però, con grande meraviglia di tutti, compreso la levatrice che lo aiutò a venire alla luce, lo fece con gli occhi chiusi e senza piangere. Il caso volle che il piccolo era immerso in un sonno così profondo che non ci fu modo di svegliarlo. Nessuno riuscì a capire il perché di quel sonno così persistente. La madre e il padre attesero un giorno, due giorni, tre giorni, una settimana, un mese, ed oltre, ma il piccolo non si svegliava. Tentarono in tutti i modi: con parole dolci e nenie insistenti, con la musica suonata da un musicista fatto venire apposta, con il suono della natura nei suoi molteplici aspetti: il cinguettio degli uccelli in un bosco, l'abbaiare di un cane un po' troppo nervoso, il miagolare di un gatto quando ha fame, il rumore di una cascata a primavera, il tuono di un temporale e il pesante scroscio di un acquazzone estivo, fino al calore del sole, ma quello non troppo, altrimenti la delicata pelle del piccolo rischiava di arrossarsi. I genitori chiamarono anche i dottori più sapienti, i maghi più misteriosi e le fattucchiere più strane, ma niente riuscì a svegliare il piccolo Michele, che continuava nel suo sonno. Per fortuna Michele - non si sa come facesse! - poppava regolarmente, anche se ad occhi chiusi ed immerso nel suo sonno beato. A vederlo appariva roseo, tranquillo, paffuto, aveva tutto l'aspetto di un bimbo che cresceva sano. Michele divenne un bel bambino, per niente gracile, anzi, dall'aspetto sembrava un piccolo atleta anche se in erba… e nel momento del riposo. Il babbo e la mamma del bimbo erano confusi, non erano né felici né tristi, proprio non sapevano come prendere quel evento così stano, per non dire unico! In ogni modo la notizia si sparse a macchia d'olio, così molte furono le persone che vennero, anche dai paesi vicini, a far visita alla coppia. Nessuno si presentava mai a mani vuote, poiché non era educazione. Alcuni portavano piccoli doni, altri roba da magiare che lasciavano vicino alla culla dopo aver accarezzato amorevolmente il visino sonnolento del pargolo. A vederlo così, accoccolato e con il ditino in bocca, non c'era uomo o donna che non si chiedesse con voce curiosa e sgranando gli occhi: "Chissà cosa sogna?". Già, chissà cosa stava sognando il piccolo Michele. Nessuno poteva dirlo. Proprio nessuno! Ma… siamo proprio sicuri? Proprio nessuno nessuno? Beh… sì… forse… non so! Chissà! Boh! Ma! Uhm! Il fatto sta, carissimi lettori, che non è vero che nessuno lo sapeva. Va bene! Ho capito! Siete curiosi, tanto curiosi che non posso più resistere dallo svelarvi un segreto, un grande segreto, che dovete però tenere per voi e non dire a nessuno! Dite: "Lo giuro!" Come? Ripetetelo più forte, perché non ho sentito… Ah! Bene! Ora sì, che va bene! Adesso aprite bene le orecchie! Dovete sapere che il sottoscritto, narratore di questa favola, ha la possibilità di andare a vedere, niente popò di meno che… cosa accade nei sogni di Michele. Sì, è così! Io posso entrare nei suoi sogni. Ma le sorprese non sono finite qui! Poiché lo possiamo fare addirittura insieme, però in punta di piedi, in perfetto silenzio - guai a farci sentire! - altrimenti il piccolo potrebbe svegliarsi, e questo proprio non andrebbe bene! Perché? Entriamo nel sogno e lo capirete! Siete pronti? Uno… due… tre… hop!
"Il piccolo è sano e robusto, ed è anche molto intelligente. E' giunto il momento in cui debba imparare a leggere, a scrivere e ad usare i numeri!" Sono tutti riuniti intorno ad un tavolo: il padre, la madre e un uomo dalla barba bianca e lunga, dall'aspetto erudito. Stanno discutendo sull'educazione del piccolo. Lui, il vecchio, è il 'saggio maestro' che ogni famiglia interpella quando il figlio giunge nell'età dell'apprendimento. La circostanza richiede che il 'saggio maestro' conosca il proprio pupillo, per valutare se è pronto allo studio delle basi del sapere. Se tutto è a posto, si procede al giuramento solenne.
"Io, il saggio maestro, prometto che insegnerò a Michele, a leggere, in modo che legga tutto ciò che gli interessa; a scrivere, in modo che scriva il suo diario, ad usare i numeri, in modo che nessuno lo possa imbrogliare nei conti. Lo giuro! Lo giuro! Lo giuro!"
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