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C'era una volta un uomo che aveva sempre avuto un paio di scarpe di cristallo, tanto era piccolo che non ricordava il giorno in cui ne venne in possesso. Lui era molto felice delle sue scarpe di cristallo e al solo pensiero che si potessero rompere, soffriva come non mai! Lui era sicuro che oggi non sarebbe successo niente alle sue scarpe, ma forse domani non sarebbe stato così; questo pensiero si rinnovava in lui tutte le mattine quando si svegliava, in modo da essere sicuro che mai le sue scarpe di cristallo si sarebbero rotte. Certo della giornata, ma non del domani, continuò a svegliarsi il mattino, a lavorare tutto il giorno e andare a letto la sera per dormire, così per anni ed anni. Restava comunque il fatto che doveva stare molto attento che le sue amate scarpe di cristallo non urtassero alcuna pericolosa asperità. Difatti, in casa aveva disposto tanti soffici tappeti che attuavano l'impatto col pavimento; erano posti anche in luoghi particolari come in cucina e in bagno, dove la superficie ben levigata delle mattonelle era molto rischiosa, poiché poteva facilmente scivolarci sopra. Non passava mattina che vi alitasse sopra con forza e con tanto olio di gomito le lucidava fino a che non erano perfettamente trasparenti e scintillanti. Non passava occasione in cui esibiva orgogliosamente le sue scarpe di cristallo ai suoi amici o a qualsiasi persona che si soffermasse per ammirarle. Quando usciva di casa doveva fasciarle in panni, morbidi e spessi, per proteggerle dagli urti e quando era brutto tempo disponeva sopra ai panni un tessuto impermeabile per ripararle dalle intemperie, infine ogni sera, quando rincasava, le puliva dalla polvere e dal fango, le lucidava e le riponeva dentro ad una bacheca fatta costruire appositamente per loro, poi con una chiave chiudeva lo sportello che nascondeva sotto il cuscino e quindi poteva addormentarsi, felice che anche quel giorno niente era accaduto alle sue scarpe di cristallo. Ci fu un giorno in cui era molto stanco e mentre tornava dal lavoro sbadatamente colpì con una scarpa l'alzata del marciapiede. Sentì il suono cristallino, fortunatamente non quello dei vetri rotti! E' inutile dire che, dopo quello spavento, passarono diversi giorni prima di tornare in pace con se stesso.
C'è una cosa molto importante che dovete sapere. Da dentro di lui, in un angolo nascosto del suo cuore, vi era reclusa un po' di tristezza mista a malinconia, che affiorava in superficie tutte le volte che si ricordava di non poter correre, saltare, ballare e giocare. Pensate che quando era piccolo non poteva neanche giocare al gioco della campana con gli altri bambini. Per non soffrire, l'uomo dalle scarpe di cristallo prontamente ricacciava la tristezza nell'angolo più buio e lontano del suo cuore, e faceva finta di niente, proprio come se niente fosse stato. Il suo pensiero volava subito alle sue scarpe di cristallo che lo rendevano all'istante nuovamente felice e spensierato. Così, un giorno come tanti altri, il campanello di casa suonò improvvisamente. Lui aprì la porta e si trovò davanti un uomo dall'altezza e dalla corporatura media, vestito come tanti altri, con un viso comune… insomma, un tizio davvero anonimo! L'unica cosa che lo distingueva e pertanto lo colpì, furono due occhi profondi che lo fissavano intensamente come voler leggere dentro il suo animo. L'uomo dalle scarpe di cristallo pensò subito ad un venditore ambulante che cercava di appioppargli qualche inutile cianfrusaglia, così disse prontamente e con voce ferma: "Grazie, ma io non ho bisogno di niente! Ho già tutto quello che mi piace e desidero!". L'uomo lo fissò ancora più intensamente restando in silenzio, poi allargò le labbra in un sorriso amichevole e disse: "Mi scusi se la contraddico. No, non sono d'accordo con lei, caro signore dalle scarpe di cristallo. Lei ha bisogno di qualcosa, ma che non vuole ammettere, neanche a se stesso. Un qualcosa che può trovare nascosto solo dentro al suo cuore, nell'angolo più buio e lontano, e che non può eliminare così facilmente!" Il nostro amico si irrigidì e la voce rivelò un'emozione di stizza nei confronti di quel signore così anonimo: "Intanto, io non so con chi sto parlando! Quindi abbia la cortesia di presentarsi! E poi le ripeto che ho già tutto ciò che ho bisogno!" L'uomo, restando impassibile sulla soglia di casa, rispose garbatamente: "Mi scusi tanto se non mi sono presentato subito, ma lei mi ha anticipato dicendomi che non aveva bisogno di niente e così mi sono dimenticato di farlo. Mi chiamo Tino Dess, ed il mio mestiere non è quello del venditore ambulante ma quello di risolvere i problemi e le tristezze della gente. Ed è per questo che oggi sono qui da lei. Io non chiedo soldi. Il mio onorario è di vedere felice il cliente e niente di più!"
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